Home

Dalla ginecologia alla uroginecologia

L'Uroginecologia è una branca appartenente alla scienza ginecologica, ambito che si occupa di analizzare, prevenire, e debellare le patologie femminili, nello specifico quelle che si situano nell'organo sessuale della donna, durante una condizione fisica nella norma, dunque non durante le condizioni incinta e post-parto.

Derivata dall'antico ambito chirurgico, nel momento in cui esso ricercò ulteriori tecniche di studio. Successivamente questa disciplina si svincolò, diventando un ambito autonomo che, attualmente, pur possedendo ancora una relativa giovinezza, risulta essere una delle branche più sviluppate all'interno dell'ambito medico. Collegata al settore medico-ostetrico, le prime testimonianze riguardo alla sua applicazione risalgono a epoche antichissime. Alcune sporadiche manifestazioni si collocano all'interno di civiltà, quali ebrea, persiana, indiana, babilonese, assira ed egizia, che svilupparono un sistema sociale alquanto progredito. In ogni caso, i primi accertati documenti riguardanti questa scienza si collocano in epoca greca, nel IV secolo avanti Cristo, attraverso testi apocrifi, derivanti però dall'accademia istituita da Ippocrate. All'interno di questi documenti si trattano argomenti quali la movimentazione uterina, i dolori del ciclo, e la metrite, temi dalle caratteristiche analoghe a quelli trattati dalla moderna ginecologia. I medesimi temi hanno visto anche l'interesse da parte di Celso, Galeno, e Areteo. In questi testi si rintracciamo una iniziale analisi ginecologica, presso cui si trattano patologie quali l'ulcera uterina e la leucorrea. Si rintraccia inoltre una prima descrizione dello speculum. Sempre in questi documenti si tratta la situazione cancerogena che colpisce il seno, divenuta molto famosa grazie a Ezio, e inoltre si trova una analisi dettagliata riguardante il fenomeno della cellulite, nella quale si coglie la conoscenza, da parte di Archigene, dei fenomeni inerenti al bruciore, che hanno come conseguenza il rilascio della sostanza tramite l'apparato vaginale. Per quanto concerne gli studi operati da Celso siamo a conoscenza del fatto che lo studioso avesse una grande conoscenza in riferimento al ciclo mestruale, e all'imene, e restò tra gli iniziatori di una pratica volta alla cura del tumore al seno, riscontrando in seguito l'estrema difficoltà di tale operazione, alla luce del fatto che raramente portava ai risultati sperati, con enorme rammarico del medico. Fra i più attivi promulgatori della pratica ginecologica, durante il Medio Evo, troviamo Sorano il Giovane, che operò anche studi su cadaveri volti a un approfondimento dal punto di vista fisiologico, eseguendo successivamente un trattato presso cui si potevano visionare illustrazioni dettagliate dell'organo interno femminile. All'interno di questi documenti, raccolti con il nome di De utero et pudendo muliebri, si rintraccia come la zona uterina sia raffrontata con notevole somiglianza a un recipiente a coppa. Sono inoltre descritte delle corrispondenze tra tali viscere e la zona pelvica, e spiegato nel dettaglio il cambiamento che interessa l'utero nella donna incinta. Sono inoltre analizzati con evidente cognizione di causa la clitoride e l'imene, oltre a essere state rintracciate delle corrispondenze tra il seno e la zona uterina. Un notevole approfondimento ottenne, nei secoli seguenti, lo studio delle patologie femminili. Per quel che concerne gli studi arabi nell'ambito, realizzati a seguito del tracollo del regime alessandrino, non si possono considerare alla stregua, in quanto a importanza e qualità, di quelli prodotti da Paolo Egineta ed Ezio di Amida, in modo particolare per il motivo che vede l'ambito sessuale femminile, presso questi popoli, soggetto a una stringente censura.