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La diffusione del fenomeno dell'incontinenza

Circa il 25% delle donne, in seguito al periodo di menopausa, accusa disturbi uroginecologici, prolasso e incontinenza. Di queste, unicamente una su cinque si sottopone a visite mediche. Una disamina del problema è stata prodotta da Roberto Baccichet, ginecologo presso l'ente ospedaliero Ca' Foncello trevisano, e Stefano Salvatore, ginecologo presso l'IRCCS milanese.

I due ginecologi hanno affermato che il disturbo può essere debellato completamente attraverso metodologie di lifting urogenitale debolmente invasive,  producendo risultati soddisfacenti finanziate dal SSN. Si tratta di circa quattro milioni di soggetti che soffrono di questo disturbo, ma unicamente un quinto delle donne affette, anche a fronte dei grandi disagi accusati a causa di questa malattia, per pudore o vergogna, non si sottopone a visite specialistiche, convincendosi che l'uso di pannolini possa rappresentare una soluzione, quando al contrario queste soluzioni provvisorie rendono ancora più acuto il disturbo. Oggi, in Italia, le operazioni atte a risolvere questi disturbi risultano totalmente affidabili, per una invasività ridotta al minimo, e in cui la percentuale di riuscita dell'intervento risulta significativamente alta, dell'ordine del 90%. Il prolasso e l'incontinenza risultano due patologie che accusano un peggioramento con il tempo. Negli Stati Uniti, attualmente, avvengono oltre 250.000 operazioni all'anno ma, in base ai calcoli effettuati riguardo al fenomeno, si prevede che, entro i prossimi 15 anni, la cifra di persone che si sottoporranno all'intervento possa arrivare a sette milioni. Salvatore ha spiegato che menopausa, parti, e gravidanze, sono periodi cruciali, e sovente cause della comparsa di fenomeni quali il prolasso e l'incontinenza. Patologie che interessano circa quattro milioni di donne in Italia, ma restano tutt'ora degli argomenti che generano un grosso pudore e vergogna. Una grande quantità di donne patiscono queste malattie ignorando che, oggi, vi sono operazioni specialistiche di chirurgia blandamente invasiva, finanziate dal SSN, quindi senza alcuna spesa per i soggetti interessati. A fronte della larga estensione di questo fenomeno, che porta in molti casi a stati di depressione, ansia, e angoscia, con la conseguente voglia di stare in disparte, provocando effetti anche molto invasivi all'interno della vita quotidiana, unicamente una piccola percentuale di donne che accusa questi disturbi si sottopone a visite specialistiche, mentre le altre preferiscono utilizzare palliativi. Le nuove tecniche di micro chirurgia giunte dagli Stati Uniti, invece, possono risolvere il problema con grande efficacia. Il ginecologo sottolinea come le metodologie che trattano il fenomeno dell'incontinenza consistono nell'inserimento di retine poliprolpileniche che, posizionate al di sotto dell'uretra risultano efficaci nei confronti della patologia, trattandosi, a tutti gli effetti, di un restyling del tessuto interno. Questo intervento non fa sì unicamente che si crei un supporto al tessuto ma anche che produca un effetto benefico per quanto riguarda i fenomeni di riparazione spontanea, favorendo la sintesi del collageno, la sostanza che produce la ricostruzione delle pareti interne.  Le caratteristiche positive in confronto alle metodologie adottate fino a qualche anno fa, che necessitavano di una incisione all'addome, e di ricoveri piuttosto lunghi,  riguardano le percentuali di efficacia dell'intervento, pari al 90%, e l'esigua durata delle operazioni, che in rari casi superano i quaranta minuti. Il ripristino della normalità fisica avviene prima di sette giorni dall'intervento. Il fenomeno dell'incontinenza è provocata da fattori anche minimi, come uno starnuto o colpo di tosse improvvisi.