Trattamento della fistola vescico–vaginale discusso in un workshop a Palermo

Tra i numerosi problemi che possono affliggere una donna a livello del suo apparato uro-genitale c’è anche la possibilità di sviluppare una fistola vescico – vaginale o retto – vaginale. Questo è un disturbo molto fastidioso, che spesso si verifica a seguito del parto naturale, o per via di trattamenti oncologici, e che può essere curato soltanto con un intervento chirurgico.

Tale problematica oggi è meno diffusa tra le donne occidentali, che al momento del parto possono contare su un’assistenza medica completa e valida, e dei più moderni strumenti sanitari, ma la sua incidenza è invece altissima tra le donne africane. Infatti, queste spesso sono costrette a partorire in casa, e anche a dover portare a termine travagli che necessiterebbero di un cesareo. Quando la mamma e il bambino sopravvivono, purtroppo sia la prima che il secondo possono riportarne delle conseguenze. Nel caso della donna, la conseguenza più usuale è proprio la creazione di una fistola. Al problema fisico ne consegue anche uno di tipo sociologico: infatti la donna ammalata, per via del cattivo odore e delle continue infezioni, viene emarginata dal resto della sua comunità, costretta a vivere in capanne isolate, e questo non fa che peggiorare le sue condizioni di salute. Tutto questo è ben noto ai medici italiani, e in particolar modo a quelli siciliani per via dei costanti flussi migratori che dal continente africano si spostano verso il nostro Paese. Tra le molte donne che arrivano in Italia, spesso si riscontrano parecchi casi di fistola vescico-vaginale. A Palermo si è così creato un centro in cui questo tipo di patologia è stato studiato a fondo, e nell’aprile 2015 si è tenuto un workshop che ha messo in contatto l’Italia e l’Africa per presentare le più moderne tecniche chirurgiche che sono state messe a punto, e discutere del problema dal punto di vista medico e scientifico. La sede in cui si è tenuta la convention è stato l’Ospedale Villa Sofia Cervello, e l’organizzazione è stata a cura del dottor Biagio Adile, Direttore dell’Unità operativa di Uroginecologia dell’Azienda Villa Sofia Cervello e Presidente della Mips (MediterraneanIncontinence and PelvicFlor Society), in collaborazione con il prof. Sherif Mourad, membro dell’International Continence Society. Altri enti che hanno aderito all’evento sono stati l’Aiug (Associazione italiana di Urologia ginecologica e del pavimento pelvico) e la Pacs (Pan ArabContinence Society). Tra le iniziative che si sono svolte, ci sono stati diversi interventi eseguiti in diretta streaming tra l’aula magna Vignola e la sala chirurgica multimediale dell’Ospedale Cervello. Ad essersi sottoposte agli interventi sono state pazienti italiane ma anche africane, e ad eseguirli invece sono stati medici e specialisti provenienti dal continente africano, dal Mozambico e dall’Egitto, ma anche dal Brasile. Alcuni giovani corsisti hanno poi avuto modo di assistere agli interventi, in modo tale da poter prendere contatto in prima persona con le pratiche operatorie necessarie per il trattamento della fistola vescico-vaginale. Il workshop, nel suo complesso, ha toccato diversi argomenti: nella prima parte si sono trattate tematiche relative all’epidemiologia, all’eziopatogenesi, alla diagnostica e al trattamento delle fistole, mentre la seconda parte è stata dedicata ai diverticoli uretrali. Il dotto Biagio Adile si è detto molto soddisfatto dell’evento, che dimostra come la Sicilia possa porsi all’avanguardia rispetto alla cura delle fistole, e come soprattutto essa rappresenti un importante punto di contatto tra i paesi del Mediterraneo e l’Africa.