Possibili soluzioni per l’atrofia vaginale

Uno dei molti disturbi che le donne possono riscontrare a livello dell’apparato uro ginecologico è la cosiddetta atrofia vaginale. Come fa intuire il suo stesso nome si tratta di una patologia che si verifica a carico dei tessuti della vagina che perdono volume ed elasticità. La conseguenza di ciò è una forte secchezza vaginale, con dolori e bruciori che insorgono specie durante i rapporti sessuali.

Questa condizione dunque può essere molto fastidiosa ed invalidante per la donna. Come può accadere di venire affette da atrofia vaginale? La causa più comune è la menopausa, infatti in genere questa malattia insorge tra i 40 e i 50 anni di età. La cessazione del ciclo mestruale ha parecchie conseguenze sul corpo femminile; ma mentre la maggior parte delle altre, come ad esempio le vampate di calore, si attenua con il tempo, l’atrofia vaginale invece perdura e spesso tende a peggiorare. Ci sono anche altri motivi che possono causarne l’insorgenza, anche in donne più giovani: ad esempio dopo il parto, specie durante l’allattamento, o se il ciclo mestruale si interrompe per qualunque motivo non naturale (una terapia chemioterapica, un brusco calo di peso). Molto spesso, come accade sovente con disturbi del genere, le donne preferiscono tenersi i fastidi e non cercare una possibile soluzione, per pudore o pensando che non ne esistano. Viceversa ci sono diverse cure che possono migliorare la condizione di una donna affetta da atrofia vaginale. La terapia più comune prevede l’impiego di ovuli e creme attraverso gli appositi applicatori, ma si tratta di prescrizioni che difficilmente le donne riescono a seguire in modo costante. La moderna scienza medica ha così escogitato altri sistemi più duraturi ed efficaci, mutuati per lo più dalla chirurgia plastica e dalla ricerca in campo estetico. Stefano Salvatore, Responsabile dell'Unità Funzionale di Uroginecologia presso l'Ospedale San Raffaele di Milano, parla di alcune delle terapie che vengono adottate presso la sua struttura. Ad esempio, vengono eseguite delle infiltrazioni di acido ialuronico, che è lo stesso che viene usato anche per ridonare volume ed elasticità ad alcune parti del viso come gli zigomi, le palpebre, le labbra. L’acido ialuronico infatti ha una funzione idratante e restituisce tonicità e volume ai tessuti; si applica dopo aver usato una crema anestetizzante e garantisce risultati duraturi per un periodo di tempo di tre mesi. Presso l’Ospedale San Raffaele si sta inoltre sperimentando una nuova tecnica laser che per il momento non ha ancora avuto un riconoscimenti ufficiale da parte della comunità medica italiana ma che ha già trovato un ampio impiego fuori dai confini nazionali. Si tratta di una terapia laser Co2 che si usa in dermatologia per riparare i danni causati dall’acne, o riempire le rughe. Il laser stimola la naturale produzione di collagene dei tessuti. Nel caso della vagina questo contribuisce a ridonarle elasticità e un corretto equilibrio. Attualmente ci sono 50 donne affette da atrofia vaginale che stanno sperimentando questo trattamento e sembra che per il momento i risultati siano incoraggianti. Il laser si esegue in day hospital e non richiede anestesia, ed è anche coperto dal Sistema Sanitario Nazionale (SSN). Di solito inizia ad avere efficacia dopo due o tre sedute, e in seguito basta fare una seduta all’anno. Non c’è dunque motivo per le donne di sopportare dei fastidi intimi, poiché esistono tante soluzioni indolori ed efficaci.