Pillola anticoncezionale e tumori

Nel corso degli anni si sono susseguiti molti studi volti a chiarire il possibile nesso tra l’uso della pillola anticoncezionale e la probabilità più o meno elevata di contrarre alcuni tipi di tumore nelle donne. Al giorno d’oggi si ha un quadro un po’ più completo dello stato delle cose, ma bisogna sempre precisare che la maggior parte di questi studi sono stati condotti su donne che assumevano pillole intorno agli anni Sessanta e Ottanta, quando la loro composizione era molto diversa da quella di oggi.

La pillola anticoncezionale è uno dei contraccettivi orali più sicuri che esistano: infatti le probabilità di subire una gravidanza indesiderata in una donna che assume la pillola sono inferiori all’1%. Ciò non toglie che l’uso della pillola provochi comunque dei cambiamenti nel corpo femminile, in quanto introduce degli ormoni, e gli ormoni sono spesso la causa di tumori. In commercio ad oggi esistono due tipi di pillola: la cosiddetta “minipillola”, usata però molto poco perché prescritta di solito solo per regolarizzare il ciclo mestruale, e la pillola combinata. La minipillola contiene solo progesterone; la pillola combinata contiene estrogeni e progestinici. Sulla minipillola sono stati condotti pochi studi, in quanto è scarsamente diffusa, ma sembra che essa non presenti alcun tipo di controindicazione. La pillola combinata invece è stata oggetto di numerose ricerche, ed ecco quali sono le conclusioni a cui sono giunte le più recenti. Sul finire del 2017 sono stati pubblicati sul “New England Journal of Medicine” i risultati di un’indagine condotta dal Copenhagen University Hospital. Il campione considerato sono state tutte le donne danesi di età compresa tra 15 e 49 anni che facevano uso della pillola anticoncezionale e che non avevano avuto tumori, né coaguli venosi, e né si erano sottoposte a trattamenti per l’infertilità. Queste donne sono state monitorate per un periodo di tempo di 11 anni, al termine del quale si è potuto determinare che l’uso della pillola genera un caso extra di tumore al seno ogni 7690 donne. In percentuale il rischio di contrarre un cancro alla mammella viene dunque aumentato del 20% nelle donne cha fanno uso della pillola, e il rischio aumenta in quei soggetti che la usano per meno di un anno o per oltre 10 anni. Dopo i 5 anni di utilizzo, anche se si interrompe l’uso della pillola, il rischio aumentato permane per altri 5 anni. C’è poi un secondo studio, più recente, che risale al febbraio 2018, questa volta condotto e reso noto dal National Cancer Institute statunitense. I risultati, pubblicati sulla rivista “Jama Oncology”, hanno considerato i dati relativi a 196.536 donne di età compresa tra 50 e 71 anni, che sono state seguite per un periodo di tempo tra il 1996 e il 2011. La metà di loro faceva uso di pillola anticoncezionale. Le donne che l’avevano usata per oltre 10 anni avevano ridotto il rischio di contrarre il cancro dell’endometrio del 34% e di quello ovarico del 40%. Tali percentuali aumentavano per le donne che all’inizio della ricerca erano fumatrici, obese, o conducevano uno stile di vita molto sedentario. Secondo questo studio il cancro alla mammella o al colon retto non vengono influenzati dall’uso dei contraccettivi orali. In conclusione, quindi, la pillola resta uno dei metodi contraccettivi più consigliati per chi vuole evitare una gravidanza indesiderata; i suoi “effetti collaterali” sono molto limitati, e in alcuni casi (contro il tumore all’ovaio e all’endometrio) ha anche effetto protettivo.