Papilloma virus: nemico non solo della donna

Il virus HPV (Human Papilloma Virus) viene comunemente e banalmente associato alle donne e al tumore della cervice dell’utero, tanto che esiste un vaccino per le bambine di età compresa tra i 10 e i 12 anni, quindi in età preadolescenziale, che è in grado di difenderle da questa malattia.

Inoltre esiste anche un test molto diffuso da parecchi anni, il cosiddetto “Pap Test”, che consente di individuare l’insorgenza della malattia in tempo utile per curarla in modo efficace. Quello che si ignora, invece, è che il papilloma virus esiste in molte altre varianti, ben 200 in tutto, molto aggressive e pericolose. Il virus infatti può condurre all’insorgenza di tumori che, purtroppo, non sono così facilmente curabili e quindi nei quali l’incidenza di mortalità è molto elevata. Si parla del cancro del pene, della vulva, dell’ano, dell’orofaringe e della vagina. Anche in questi casi il virus viene solitamente veicolato per via sessuale. I dati raccolti in America parlano chiaro, e in Italia la situazione non è molto dissimile. Ad essere infettati da uno dei virus della famiglia HPV ogni anno sono l’80%-90% degli uomini e delle donne; dunque è evidente che non si tratta di un male prettamente femminile. Ancora più allarmanti i dati diffusi dall’NIH (National Institutes of Health), che dicono che ben il 5% dei casi di tumore che si verificano ogni anno in tutto il mondo sono da addebitarsi al papilloma virus. Secondo l’Associazione dei Ginecologi Italiani (AOGOI) i maschietti hanno ben poco di cui stare tranquilli: tra la popolazione maschile l’incidenza di tumori causati da HPV è in aumento ed attualmente è del 30%. Se dunque i casi di tumore uterino sono quelli più numerosi (circa 2 mila ogni anno in Italia), c’è tutta un’altra serie di patologie che non devono essere trascurate dalla ricerca medica e soprattutto contro le quali esistono dei vaccini. Sandro Pignata, direttore della UOC Oncologia medica uro-ginecologica all’Istituto Tumori di Napoli Fondazione Pascale, enumera i casi di tumori legati al papilloma virus che sono stati rilevati nel 2015: 130 casi di cancro del pene, circa metà dei quali legati all’HPV come causa scatenante; 580 tumori della vulva e della vagina, causati da papilloma virus in oltre il 60% dei casi; 700 casi di cancro all’ano (l’84 dei quali da HPV); 2 mila casi di cancro dell’orofaringe (36% da HPV). I casi di tumore al collo dell’utero sono stati 2.900, tutti causati da papilloma virus. Tutti questi tumori, eccezion fatta che per quello all’utero, presentano delle percentuali di mortalità a cinque anni molto elevate. Come fare in modo quindi che il papilloma virus cessi di essere un pericolo? La strada esiste già ed è nelle vaccinazioni, che però dovrebbero essere rese uguali per uomini e per donne, quindi “gender neutral”. Ad oggi ci sono due vaccini contro i virus HPV: quello bivalente e quello quadrivalente, che si sono dimostrati molto efficaci se somministrati in età precedente all’avvio dell’attività sessuale. C’è poi anche il vaccino nonavalente, in grado di proteggere da quasi tutte le possibili evoluzioni oncologiche del virus e che sarà efficace tanto sugli uomini che sulle donne. In base a quanto detto dal dottor Pignata presto il vaccino nonavalente verrà inserito nei programmi regionali di vaccinazione, fornendo un nuovo ed efficace strumento per la prevenzione dei tumori indotti dal papilloma virus.