Masterclass di uroginecologia a Matera: il problema dell’incontinenza

L’incontinenza resta uno dei problemi fisici più diffusi tra uomini e donne a livello uroginecologico, ed anche uno di quelli maggiormente sottovalutati. Non stupisce dunque che sia stato al centro di numerosi interventi e dibattiti nell’ambito del Secondo Masterclass di Uroginecologia promosso dalla SIU (Società Italiana di Urologia) a Matera.

Nel Masterclass è stata coinvolta anche il Ministro per la Salute Beatrice Lorenzin, alla quale sono state avanzate richieste e suggerimenti per migliorare l’assistenza ai malati di incontinenza. Infatti gli specialisti presenti al Masterclass hanno redatto un documento di indirizzo che ora dovrà passare al vaglio delle istituzioni, partendo dai problemi che ci sono attualmente nel Sistema Sanitario Nazionale, ma anche da alcuni esempi virtuosi che indicano la strada giusta da seguire. In particolar modo si è presentato il “modello Piemonte”, regione dove è stata creata una rete di assistenza uroginecologica specificatamente dedicata a chi soffre di incontinenza. Si tratta di oltre 40 centri, sparsi su tutto il territorio, nati e poi moltiplicatisi a partire dal 2004. Ciò che è maggiormente peculiare di queste strutture è che al loro interno lavorano specialisti in tanti settori diversi: urologi, fisiatri, ginecologi e fisioterapisti, ma anche esperti di neuro-urologia. A parlare dell’approccio metodologico che si è voluto adottare nei centri della rete piemontese è stato Roberto Carone, presidente della SIU. Un malato di incontinenza spesso ha vergogna di parlare del suo problema; non trovarsi davanti del personale adeguatamente preparato, anche da un punto di vista psicologico, può convincerlo ad ignorare la sua patologia, condannandosi a condurre una vita disagiata quando invece potrebbe tranquillamente risolvere i suoi fastidi con terapie adeguate. L’esperienza del Piemonte ha dimostrato che invece l’esistenza di un centro ben strutturato, dove si possono incontrare medici pronti a rispondere ad ogni domanda e ad andare incontro ad ogni esigenza, rende più disposti i pazienti a lasciarsi curare. Difatti il numero degli assistiti è raddoppiato rispetto al passato. Sulla base di questa esperienza quindi è stato redatto il documento ministeriale di indirizzo rivolto alla Lorenzin, in cui si chiede che la rete Piemontese venga espansa in tutta Italia. Un altro punto su cui si è molto insistito è stata la richiesta di rendere rimborsabili i farmaci che servono per curare l’incontinenza. Molti malati a cui viene suggerita la terapia farmacologica non la seguono, e questo accade per due motivi: il primo è la scarsa fiducia nella sua efficacia, e il secondo è il costo, che ammonta a circa 70 euro mensili. Sta di fatto però che nell’ambito del Masterclass si sia ribadito ancora una volta come il problema più pressante da risolvere sia quello di sciogliere quel velo di riserbo che sembra sempre circondare i problemi uroginecologici, come se fossero patologie vergognose di cui è bene non parlare. Manca una corretta informazione in materia di incontinenza, e spesso chi ne è affetto può non esserne consapevole fino a quando il problema non è diventato talmente grave da richiedere un intervento chirurgico. Per sapere se la nostra vescica sta bene bisognerebbe compilare quello che gli esperti definiscono il “diario della pipì”, ovvero un foglio su cui riportare ogni volta che si va in bagno ad urinare nell’arco delle 24 ore. Quando si nota che ci si va troppo spesso senza motivo apparente, è sempre bene rivolgersi al proprio medico di fiducia.