Le cure per l’incontinenza

L’incontinenza urinaria è un problema molto diffuso nel mondo e anche in Italia. Questa patologia colpisce infatti una vasta fetta di popolazione: non solo gli anziani ma anche i più giovani, e in prevalenza donne. Si tratta di una malattia che non implica rischi per la vita ma che è fortemente debilitante per lo svolgimento della vita quotidiana, perché inibisce tanti comportamenti.

Secondo le statistiche chi soffre di incontinenza urinaria ha una qualità della vita inferiore persino a chi soffre di diabete. I motivi per cui questo accade sono molteplici ma non sono legati alla patologia in sé, che può quasi sempre essere curata e risolta. Si è dunque cercato di capire quali potrebbero essere le misure necessarie per migliorare lo stato attuale delle cose durante il convegno che si è svolto nel mese di febbraio 2017 a Matera nell’ambito del secondo masterclass di uroginecologia. All’evento sono intervenuti molti esperti del settore, che sono partiti dall’analisi dei numeri. In base alle statistiche raccolte sono 10 milioni gli italiani che soffrono di incontinenza. 6 milioni sono donne: infatti una donna su cinque, intorno ai 45-50 anni di età, comincia a soffrire di piccole perdite di urina. Oltre i 75 anni la percentuale di uomini e donne colpita da incontinenza è la stessa. Di questa massa di persone solo il 40% segue le cure che gli vengono prescritte. Il motivo principale sta da rintracciare nel fatto che le cure farmacologiche non sono garantite né rimborsabili dal Sistema sanitario Nazionale e sono spesso molto costose. Quindi chi soffre di incontinenza preferisce ricorrere a sussidi di altro genere (assorbenti e pannoloni) piuttosto che sottoporsi a cure che però potrebbero essere risolutive, quantomeno migliorare enormemente la qualità della loro vita. Se però le cose cambiassero, se cioè il SSN garantisse la gratuità della cure per l’incontinenza pelvica, secondo gli esperti del settore si potrebbero risparmiare la bellezza di 136 milioni di euro all’anno. Attualmente infatti si spendono 867 euro l’anno ad ammalato per l’acquisto di pannoloni e assorbenti e più di 40 euro al mese per i farmaci. Roberto Carone, presidente della Società italiana di urologia e presente al masterclass, ha ricordato anche come le patologie uroginecologiche siano molto più complesse rispetto ad altre, aspetto che invece viene frequentemente sottovalutato. Per curare un’incontinenza c’è infatti bisogno del concorso di vari specialisti, non ultimi anche psicoterapeuti, aspetto che rende necessaria la creazione di team di esperti capaci di affrontare il problema a 360 e di seguire il paziente nel migliore modo possibile. A spiegare la necessità da parte del SSN di rivedere dunque le sue priorità in questo settore è anche Giuseppe Pozzi, presidente della Corte di Giustizia per il diritto alla salute di Federanziani. Pozzi ha snocciolato alcuni numeri: i malati di incontinenza urinaria sono oltre 678 mila. Solo 447 mila, però hanno diritto al rimborso delle terapie che seguono, o delle spese affrontate per l’acquisto di assorbenti. Il SSN spende 40 euro al mese per i farmaci, e ogni terapia completa dura quasi quattro mesi. Sarebbe opportuno che chi oggi usa gli assorbenti o i pannoloni preferisse invece la cura farmacologica, spiega Pozzi, cambiamento possibile se il SSN rendesse i farmaci rimborsabili al 100%. Un altro obiettivo che è emerso nel corso del masterclass è quello di creare una rete territoriale di assistenza per i problemi uro ginecologici e di incontinenza, che spesso colpiscono anche donne giovani a causa dell’ipertono del pavimento pelvico.