La rivoluzione tecnologica in chirurgia ginecologica

Quando si parla di nuove tecnologie subito pensiamo ai molti modi in cui l’informatica, le macchine e la robotica stano cambiando la nostra vita di tutti i giorni. Le nostre case sono sempre più invase da dispositivi domotici, che ci aiutano non solo permettendoci di fare meno fatica e di risparmiare tempo, ma anche di ottimizzare i consumi.

Quello a cui non pensiamo spesso è quanto le nuove tecnologie stiano apportando dei notevoli miglioramenti anche nel settore sanitario, dove le nuove tecniche chirurgiche mini invasive consentono di risolvere un gran numero di problematiche fisiche in modo meno doloroso che in passato, e con tempi di ripresa più rapidi. Questo si osserva in molte branche mediche, ma in particolar modo in ambito uro ginecologico, dove nuove tecniche chirurgiche permettono di risolvere problemi che possono inficiare in modo notevole la vita di chi ne è affetto. Se quindi la tecnologia mette a disposizione strumenti efficaci e migliorativi rispetto al passato, è anche vero però che presenta dei problemi in termini di aggiornamento del personale sanitario. A chi opera nel settore è evidente che è necessario un coordinamento più efficace tra gli interventi di formazione, e l’adeguatezza delle strutture, per fare in modo che davvero tutti possano beneficiare di questi nuovi sistemi che esistono per risolvere vecchi problemi. Al fine di riflettere sulla questione il 1 Febbraio 2019 si è svolto a Firenze, presso l’Hotel Baglioni, il congresso dal titolo “La rivoluzione tecnologica in chirurgia ginecologica”, voluto e presieduto dal professor Tommaso Simoncini, Presidente del Congresso e Direttore UOC Ginecologia e Ostetricia Universitaria I, Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana. È stato proprio quest’ultimo ad illustrare i motivi che lo hanno spinto ad organizzare questa giornata. Il professor Simoncini ha sottolineato quanto le nuove tecniche di micro chirurgia possano avere un impatto positivo sulla vita delle donne, contribuendo a risolvere patologie legate alla fertilità o al recupero delle funzioni fisiologiche (ad esempio, per risolvere l’incontinenza urinaria). Negli ultimi 30 anni, ha osservato, sono stati fatti dei passi da gigante, ma ancora oggi non è possibile godere appieno dei benefici portati da questo grande progresso. Ciò accade perché i centri ginecologici spesso non sono adeguatamente attrezzati, né dal punto di vista dei macchinari, ma soprattutto dal punto di vista del personale. Ecco perché il Sistema Sanitario regionale della Regione Toscana ha deciso di voler creare una sinergia operativa sul territorio che renda le cure più facilmente fruibili ad un maggior numero di persone. Ad oggi accade che esistano, sempre sul territorio regionale, centri in cui la chirurgia mini invasiva non viene praticata affatto, altri in cui non raggiunge il 20% degli interventi, ed altri ancora, nei cosiddetti centri di eccellenza, in cui oltre l’80% degli interventi viene eseguito con questa modalità. Appare evidente dunque come sia necessario creare una maggiore uniformità sul territorio, e questo obiettivo si può raggiungere solo con un lavoro sinergico, in cui il personale sanitario, le istituzioni e gli stakeholder del settore contribuiscano a creare una rete di formazione e informazione in cui tutte le strutture siano collegate. Alla base di questo processo c’è la necessità di dare la giusta istruzione a coloro che operano nel settore uro ginecologico, con la conoscenza completa delle nuove possibilità esistenti. Questo è stato uno degli argomenti principali del congresso del 1 Febbraio. In seguito, si deve rendere accessibile al grande pubblico delle pazienti la fruizione delle nuove tecniche chirurgiche che possono migliorare in modo sensibile la loro vita e il loro stato di salute.