La radiofrequenza per curare la secchezza vaginale

Quando si parla di medicina e salute si pensa sempre che l’Italia sia il fanalino di coda nel mondo, e che il nostro sistema sanitario nazionale non sia in grado di garantire cure efficaci e all’avanguardia per via della sua arretratezza e disorganizzazione.

Fortunatamente però ci sono delle notizie che ci fanno capire come non sia sempre così, e come esistano invece dei campi medici in cui l’Italia eccelle e fa scuola agli altri Paesi. Uno di questi è l’uroginecologia: è infatti tutta italiana la nuova tecnologia che è stata messa a punto e che sembra avere un’enorme efficacia nella cura di un disturbo molto diffuso, la secchezza vaginale. Secondo dei recenti studi, circa il 50% delle donne che sono entrate in menopausa soffre di secchezza vaginale e di atrofia, due problematiche che spesso si presentano insieme. Questi disturbi portano a numerosi fastidi: brucior, prurito, e lassità dei tessuti. L’atrofia vaginale può essere causata non solo dalla menopausa, ma può essere una conseguenza della vulvodinia (dolore cronico alla vulva) che colpisce in Italia circa 4 milioni di donne; può essere causata inoltre anche dalla dispareunia (dolore durante i rapporti), da cistiti ricorrenti, dal parto e da problemi ormonali. Si tratta insomma di una condizione estremamente comune che non comporta rischi pesanti per la salute ma inibisce fortemente la qualità della vita. Di tutte le terapie note ed usate fino ad adesso ce n’è una che è stata messa a punto in Italia e che appare come la più efficace. Si tratta della radiofrequenza quadripolare dinamica, un’apparecchiatura chiamata RADIO4 EVA. A spiegare in cosa consiste e come funziona è il dottor Franco Vicariotto, specialista in ostetricia e ginecologia. La radiofrequenza ha un funzionamento simile a quello del laser, ma agisce in modo più delicato e non si corre in questo modo il rischio di danneggiare i tessuti. Il macchinario si basa sul Radiofrequency Safety System: l’energia elettromagnetica viene moderata dalla presenza di quattro rilevatori di temperatura e da sensori di movimento. In questo modo è possibile, da parte dello specialista, padroneggiare in modo efficace l’intensità dell’energia emessa, calibrandola in base al problema specifico che si sta trattando. Tra i vantaggi che la radiofrequenza offre rispetto al laser c’è il fatto che durante la seduta la paziente non avverte alcun fastidio, anzi, prova una sensazione benefica. Inoltre, subito dopo il trattamento può riprendere a svolgere le consuete attività, senza dover osservare alcun tipo di accorgimento. Infatti EVA non provoca bruciature né lesioni di alcun tipo. Il modo in cui la macchina agisce sui tessuti è il seguente: la radiofrequenza stimola il microcircolo epiteliale e l’idratazione mucosale; inoltre stimola la produzione di collagene. Questo, in altre parole, garantisce nuova turgidità ed elasticità ai tessuti della vagina, eliminando tutti i fastidi come il prurito e il dolore. Non è un caso infatti che vi siano donne che si sottopongano a questo trattamento per scopi puramente estetici di ringiovanimento dei tessuti. In Italia in realtà questo impiego della radiofrequenza è ancora piuttosto raro, mentre sembra sia molto richiesto in Asia e in America. Chi si sottopone ad una cura con EVA sa anche che i risultati si raggiungono in pochissimo tempo. Già solo dopo 4 sedute da 20 minuti ognuna, ripetute a distanza di 14 giorni l’una dall’altra, è possibile avvertire i primi miglioramenti. EVA è stata realizzata e commercializzata da Novaclinical, che fa parte del Gruppo Novavision specializzato in apparecchiature e biotecnologie medicali.