Il problema dell’incontinenza e la proposta sui pannoloni della Regione Piemonte

Il progressivo invecchiamento della popolazione italiana mette le amministrazioni pubbliche davanti a problemi inediti che però necessitano di efficaci e rapide soluzioni. Una patologia molto diffusa tra le persone più anziane, che sono numericamente in crescita, è l’incontinenza, che può essere più o meno grave. L’incontinenza può essere risolta chirurgicamente o con altro tipo di terapie, ma ci sono casi in cui non esiste che un’unica soluzione, ovvero indossare il pannolone.

Acquistare pannoloni per tutta la durata della propria vita può essere un onere non indifferente per una persona che sopravvive a stento con la sua pensione. Però è necessario che questo supporto sia garantito a chi ne ha la necessità, poiché soffrire di incontinenza può rendere la vita quotidiana estremamente difficile da affrontare, e inibire in modo significativo i rapporti sociali. Ecco perché il servizio sanitario nazionale italiano, nei quadri patologici più gravi e laddove le condizioni economiche lo rendano necessario, garantisce una fornitura annua di pannoloni a chi soffre di incontinenza urinaria. L’attuale modello seguito però appare di gran lunga insufficiente. Il massimo che il SSN riesce a garantire è un supporto di 2 pannoloni al giorno, che ovviamente non possono bastare al fabbisogno quotidiano. Inoltre si tratta spesso di prodotti di scarsa qualità che non riescono neppure a sopperire adeguatamente al loro compito. Il resto delle necessità del soggetto viene coperto dalla sua famiglia, che spesso deve sostenere un onere finanziario non indifferente che grava sul bilancio domestico. Pensando a tutte queste problematiche, e al fatto che l’incontinenza urinaria è un problema che non potrà che diventare più grande negli anni a venire, la Regione Piemonte ha adottato un nuovo modello assistenziale che ora si spera di poter proporre anche a livello nazionale. Il Centro di Ricerche sulla Gestione dell'Assistenza Sanitaria e Sociale (CERGAS SDA) dell'Università Bocconi ha messo a punto un nuovo modello che è già stato adattato, come dicevamo, dalla Regione Piemonte, e con successo. Il modello è stato dunque proposto nell’ambito di una Consensus Conference con le seguenti argomentazioni. In Italia ci sono 4,5 milioni di persone affette da incontinenza. Il Servizio Sanitario Nazionale spende ogni anno 355 milioni di euro, che coprono il fabbisogno minimo di 1,15 milioni di pazienti. Le famiglie devono spendere in aggiunta circa 280 milioni di euro all’anno. La proposta che viene fatta per far quadrare meglio questi numeri è quella di erogare un Bonus Pannoloni, il cui importo può oscillare tra le 9 e le 56 euro mensili a paziente. Il Bonus viene erogato attraverso la tessera sanitaria su suggerimento del medico di famiglia, la cui figura diviene centrale nel sistema di somministrazione del servizio. La spesa pubblica non cambia, ma al singolo soggetto si lascia la libertà di usare il bonus che ha ricevuto come meglio crede, scegliendo tra i vari enti accreditati cosa e come comprare. Si tratta in sostanza di un’ottimizzazione del budget disponibile che però consente di andare incontro alle esigenze del singolo senza gravare sui bilanci regionali. In Piemonte questo sistema è stato introdotto con una delibera del 30 ottobre 2018, come ha raccontato Silvia Ferro, membro della Direzione Sanità Regione Piemonte. In questo modo si è coperto il fabbisogno di circa 130 mila pazienti. Il sistema proposto viene calibrato dando priorità ai casi più gravi, classificando la malattia in quattro livelli. A seconda della gravità dell’incontinenza si valuta il numero di pezzi giornalieri necessario. Questo modello potrebbe dunque essere adottato su scala nazionale per migliorare la vita di chi soffre di questa malattia, non mortale ma estremamente debilitante per la qualità della vita.