Il parto e la violenza ostetrica

Di recente sono stati resi noti i risultati di un’indagine commissionata dall’“Osservatorio sulla violenza ostetrica”. Questa associazione è stata fondata da un gruppo di donne che ha sentito le quali, al momento del parto, non solo non sono state assistite come avrebbero dovuto, ma sono addirittura state fatte oggetto di abusi e maltrattamenti. La ricerca, che è stata affidata all’agenzia Doxa, svela come questo non sia un problema sporadico ma molto più diffuso di quanto non faccia piacere credere.

In una società evoluta come la nostra, in cui si pensa che le strutture sanitarie siano in grado di garantire la massima efficienza in ogni situazione, tanto più in un momento delicato nella vita di una donna come il parto, non è piacevole scoprire come invece ci siano spesso episodi che mettono a repentaglio, così dice la ricerca, l’integrità fisica e psicologica delle donne. Cos’è che accade di preciso in sala parto? Sono molte le mancanze che vengono lamentate, sia dal punto di vista più specificatamente medico che da quello invece di assistenza alla partoriente. Le neo mamme lamentano il fatto che spesso non vengono tenute nella dovuta considerazione. Le decisioni circa le modalità del parto vengono prese senza che loro vengano consultate, e vengono fatte delle scelte a loro insaputa, con le quali poi si trovano a dover fare i conti solo a cose fatte. Ad esempio, la pratica che sembra più diffusa è quella dell’episiotomia. L’episiotomia è una pratica chirurgica che, in caso di parti difficoltosi e prolungati, prevede che venga effettuata un’incisione in vagina per favorire il passaggio del bambino. Molto spesso l’episiotomia viene praticata senza che ve ne sia effettivo bisogno, ed è un intervento che lascia molti strascichi nella vita intima di una donna. La ferita infatti impiega molto tempo a rimarginarsi, molto di più di qualunque lesione naturale una donna possa riportare. Inoltre può facilmente infettarsi e poi dare dolore durante i rapporti sessuali. Tornare ad una vita normale spesso non è facile, ma alle partorienti viene praticata senza chiedere il loro consenso. Altro discorso molto delicato è quello che riguarda il parto cesareo: sembra che negli ultimi anni ne sia stata praticata una quantità sempre maggiore. Anche in questo caso si parla di un intervento estremo, che deve essere praticato solo quando la salute e la vita di madre e bambino sono in pericolo, e sempre consultando la madre, mai per mera iniziativa del medico. In conclusione, l’indagine porta alla luce molte mancanze dei reparti di ostetricia degli ospedali italiani: le puerpere lamentano anche il fatto che spesso viene impedito loro di avere vicino le persone care durante il travaglio. Morale della favola, c’è una natalità sempre più bassa in Italia anche a causa di questo. Una donna che ha già affrontato una gravidanza difficilmente ha voglia di ripetere l’esperienza e si ferma al primo figlio. I medici ginecologi e ostetrici però, dal canto loro, pur facendo un mea cupa invitano a non drammatizzare tropo la situazione. Secondo loro questi problemi sono il frutto della presenza di molti reparti ostetrici in Italia dove viene assistito una numero molto esiguo di pazienti e il cui personale non ha un’adeguata formazione. Quindi è necessario recuperare il rapporto di fiducia esclusiva che si deve instaurare tra la paziente e il suo medico, in modo che il parto possa essere un momento da vivere in totale serenità, sapendo di essere in buone mani.