Fertility Day: non si placano le polemiche

In Italia il tasso di natalità negli ultimi anni è andato progressivamente decrescendo. Il trend negativo è purtroppo condiviso da gran parte dei Paesi Occidentali, dove si fanno sempre meno figli, al contrario invece di quel che accade nei paesi in via di sviluppo.

Secondo i dati resi noti da Eurostat, però, il nostro Paese è davvero fanalino di coda anche tra gli altri stati europei. Nel 2015 ci sono state 8 nuove nascite per ogni 1000 abitanti. La media europea invece è di 10 nuovi nati ogni 1000 persone, per quanto in tutta l’Unione Europea ci siano state, tra il 2014 e il 2015, 40 mila nascite in meno. Sempre nel 2015, in Italia ci sono stati in tutto solo 486 mila parti: basti pensare che invece in Francia sono stati oltre 800 mila e in Germania 738 mila. I motivi che si potrebbero cercare per spiegare questi dati sono molteplici e spaziano in ogni campo, da quello sociologico a quello economico a quello antropologico, fino ad approdare a quello puramente medico, ovvero di un generale calo del tasso di fertilità dei giovani italiani, oltre che dell’innalzamento dell’età media a cui si decide di diventare genitori. Ma liquidare tutta la faccenda in modo semplicistico può essere controproducente, anche se si è animati dalle migliori intenzioni, come testimonia la vicenda ormai tristemente nota a livello nazionale del famigerato “Fertility Day”. Il Ministero della Salute ha infatti fissato al 22 settembre 2016 questo giorno che doveva avere lo scopo di sensibilizzare la popolazione più giovane verso alcuni atteggiamenti e stili di vita che potrebbero mettere in pericolo la loro capacità di riprodursi. Per preparare adeguatamente l’uditorio a tale giornata è stata promossa una campagna pubblicitaria che subito ha sollevato numerose polemiche e anche una pesante ironia sui social network. Nei cartelloni pubblicitari si vedeva una ragazza reggere in mano una clessidra, chiaro riferimento all’invecchiamento biologico della donna. Subissati dalle proteste, al Ministero hanno ritirato la campagna inaugurandone un’altra che è stata anche peggiore. Stavolta la foto ritraeva due gruppi di persone, che dovevano rappresentare gli atteggiamenti “buoni” e quelli “cattivi” per la fertilità. Nell’immagine a colori si vedevano ragazzi biondissimi e sorridenti all’aria aperta; nell’altra, virata sui toni seppia, ragazzi di colore che fumavano e bevevano. Stavolta l’accusa, ovviamente, è stata di razzismo. Il punto però del perché l’azione del Ministero della Salute sia stata sbagliata lo ha spiegato meglio di chiunque altro il dottor Giovanni Carlo Sugliano, medico chirurgo responsabile clinico della specialità di Uroginecologia nel reparto Ginecologia del Borea e Referente regionale AIUG (Associazione Italiana Urologia Ginecologica e del Pavimento Pelvico) affiliata IUGA (International Uro Gynecological Association). Secondo il dottor Sugliano il punto è che non si può impostare una campagna per l’incremento delle nascite solo su un problema sanitario, perché in realtà il motivo principale per il quale le giovani coppie non fanno figli, o aspettano a lungo per farne uno, sta nella precarietà della vita. Oggi trovare un lavoro è difficilissimo, e spesso anche chi ha un impiego stenta comunque ad arrivare a fine mese. Senza politiche che aiutino realmente le famiglie giovani, che diano un sostegno sociale a chi si trova in difficoltà, è ben difficile che si torni a fare figli. Le azioni che il Governo deve mettere in atto dunque non sono campagne informative, visto che al giorno d’oggi le persone sono assai ben informate grazie alla rete, ma aiuti concreti attraverso leggi e norme che garantiscano una vera parità sociale e una maggiore sicurezza nel futuro.