Fertility Day

Negli ultimi anni il tasso di natalità in Italia è molto diminuito rispetto al passato: nel 2014 il numero in media di figli per ogni donna è stato di 1,37, lo stesso di dieci anni prima. In altri Paesi europei, come ad esempio la Francia o la Germania, la situazione è più o meno simile.

Nel tentativo di indurre una riflessione in merit, nel maggio 2015 il Ministero della Salute ha pubblicato un documento intitolato “Piano nazionale per la fertilità”, all’interno del quale veniva istituito il cosiddetto “Fertility Day”, fissato al 22 settembre del 2016. Lo scopo della giornata, e di altre iniziative previste all’interno del documento, dovrebbe essere quello di informare la popolazione italiana circa le azioni che è possibile mettere in atto per preservare la propria fertilità, e diffondere il messaggio dell’importanza della fertilità, che è l’unica che può condurre una donna al “prestigio della maternità”. Sulla carta le intenzioni non sembrerebbero cattive, tanto più che nel progetto è stato coinvolto un gran numero di medici ed esperti del settore. Il putiferio si è però scatenato quando, a tre settimane di distanza dal fatidico Fertility Day, il Ministero della Salute ha deciso di dare vita ad una campagna pubblicitaria che in pochissimo tempo ha suscitato un gran numero di proteste e polemiche, soprattutto in rete. Sono infatti state diffuse delle immagini da molti considerate offensive e retrograde. La campagna pubblicitaria che è stata ideata mostra, tra le altre cose, una giovane donna che si accarezza la pancia e che mostra una clessidra. Le proteste che si sono sollevate hanno toccato diversi argomenti. Per prima cosa la si è ritenuta offensiva nei confronti di chi vorrebbe avere un figlio ma non può, e magari sta affrontando un doloroso percorso per tentare di risolvere il problema. Inoltre, la campagna è stata paragonata a certa propaganda dei regimi nazionalistici degli inizi del Novecento, in cui si invitava la popolazione a fare figli per il bene della Patria. Molti intellettuali, scrittori e giornalisti hanno sottolineato la volgarità di tutta l’iniziativa. Alcuni hanno semplicemente ricordato che se si fanno meno figli il problema non risiede tanto in una diminuita fertilità, quanto più in una precarietà di vita che rende difficile anche solo ipotizzare l’idea di farsi una famiglia. Molte donne, infine, sul posto di lavoro vengono fortemente penalizzate proprio per una loro eventuale maternità. In pochi minuti, il sito dedicato al Fertility Day è andato off line, e sono sparite anche le “cartoline” pubblicitarie. Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, si è difesa dai numerosi attacchi che le sono piovuti addosso da ogni direzione dicendo che l’intento del Ministero e del Governo era solo di sensibilizzare i più giovani rispetto ai pericoli che si corrono conducendo un certo stile di vita. Un consumo eccessivo di alcolici, l’uso di droghe, il fumo, possono essere abitudini che possono portare, oltre ad altre conseguenze per la salute,anche alla sterilità. La Lorenzin si è comunque scusata se qualcuno ha trovato offensive le immagini e le parole proposte, ma ha anche affermato la ferma intenzione di non fare dietro front. Solo, verrà aggiustato il tiro, con la sostituzione delle “cartoline” incriminate. Quel che è certo è che un argomento così delicato come quello della fertilità, maschile e femminile, è stato affrontato in modo decisamente superficiale, visto che tocca da vicino molte giovani coppie che magari vorrebbero tanto avere figli, ma non possono per una vastissima gamma di ragioni che spesso non attengono prettamente solo alla loro fertilità.