Con quale frequenza fare il Pap test?

Il tumore della cervice, ovvero del collo dell’utero, è una di quelle malattie che ha maggiore incidenza sulle donne, solitamente sulle donne di età compresa tra i 40 e i 50 anni. Per fortuna per riuscire a prendere per tempo questo male è stato messo a punto un test molto efficace, il cosiddetto “Pap test” (dal nome del virus che origina la malattia, il papilloma virus, che ha trasmissione sessuale).

Oltre al Pap test più di recente è stato messo a punto anche un altro esame diagnostico, l’Hpv test. Il Pap test viene effettuato facendo un prelievo in vagina; l’Hpv test è un esame molecolare che individua il DNA virale. Il primo va fatto una volta ogni tre anni, il secondo basta farlo una volta ogni cinque anni. Attualmente i programmi sanitari nazionali in Italia, così come in molti altri Paesi del mondo, prevedono degli screening gratuiti per le donne più giovani che rientrano nella fascia di età in cui è più probabile che il male si manifesti. Tali test di solito vengono interrotti una volta compiuti i 65 anni di età. In realtà però di recente la comunità scientifica sta avanzando dei dubbi in merito, sostenendo che sarebbe opportuno che una donna continuasse ad effettuare il Pap test, magari con intervalli più blandi, anche dopo aver compiuto i 65 anni. Questo perché in ogni modo, per quanto le percentuali calino, non è detto che la malattia non possa manifestarsi dopo questa età, ma soprattutto perché i dati dimostrano che il maggior numero di decessi avviane proprio tra le donne con oltre 65 anni. Il motivo sta da rintracciarsi nel fatto che, non eseguendo uno dei test che sarebbero in grado di individuare il papilloma virus per tempo, le cure sono meno efficaci. Ovviamente il problema è squisitamente economico: il sistema sanitario nazionale non potrebbe farsi carico di garantire gli esami gratuiti a tutte le donne di qualunque età, quindi sta alla coscienza personale, ma anche ai consigli del medico curante, decidere quale sia il modo migliore per comportarsi. In linea di massima, dice Sandro Pignata, direttore della UOC Oncologia medica uroginecologica all’Istituto Tumori di Napoli Fondazione Pascale, si potrebbe valutare l’opportunità o meno di continuare a fare i test in base alla propria anamnesi personale. Ovvero, se in passato i test sono sempre stati eseguiti con regolarità e se sono sempre risultati negativi, dopo i 65 anni è anche possibile smettere di sottoporsi agli esami preventivi. Se viceversa non si è state abbastanza ligie al dovere e si sono saltati degli appuntamenti, oppure se il test è risultato positivo, allora sarebbe opportuno continuare a fare gli esami di controllo anche dopo i 65 anni. C’è da dire comunque che è facilmente prevedibile come in futuro calerà in modo fisiologico la necessità di sottoporsi ai test. L’Hpv test consentirà intanto di doverlo fare con minore frequenza; inoltre comincerà ad arrivare la generazione delle donne che sono già state vaccinate contro il papilloma virus e di conseguenza non corrono il rischio di ammalarsi. Anche loro comunque dovranno sottoporsi ad uno screening periodico, che però avrà una frequenza molto più bassa rispetto alle donne che invece non sono state vaccinate. In Italia comunque le donne sono molto consapevoli: secondo i dati GISCI (Gruppo Screening del Cervicocarcinoma) l’80% delle donne si sottopone al Pap test con regolarità.