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Di cosa si occupa l'uroginecologia

La terapia uroginecologica si dedica alle malattie che presentano una situazione clinica annoverabile sia nel campo sia urologico che ginecologico, contemplando anche le pratiche fisiatriche e la proctologia. Le cistiti recidive, incontinenza e prolasso genitale rappresentano le specifiche patologie di cui si occupa la uroginecologia, sovente persistenti, e causate da insufficienze funzionali e anatomiche delle zone che fanno parte del tessuto pelvico interno.

Oltre a tali disagi sono legati ulteriori sintomi, che vanno dai dolori di origine minzionale, disagi nel corso degli amplessi, alterazione delle consuete attività dell'intestino, e problemi nelle espletazioni, oltre a consistenti disagi per quanto concerne la corretta postura. Tale complesso di sintomi provoca una alterazione in negativo delle abitudini quotidiane di chi ne è affetto. In questo settore terapeutico ci si adopera in decisioni riguardanti il percorso terapeutico e diagnostico migliore per il soggetto sotto cura. I motivi dei disturbi legati alla uretra e alla vescica, e per quanto concerne i prolassi genitali, possono essere provocati da diverse cause, e l'obiettivo di consentire a chi soffre di questo tipo di patologie di sentirsi sereno all'interno di un luogo in cui la discrezione è uno dei principi portanti della terapia, rappresenta un punto cardine della cura. Nello specifico, è fondamentale che l'atteggiamento da adottare nei confronti di queste malattie prenda in causa differenti discipline e competenze, allo scopo di offrire un panorama completo concernente diagnosi e prognosi. Il rapporto terapeutico con i soggetti affetti da tali patologie si basa su due stadi distinti di azione, uno propedeutico e, successivamente, uno approfondito. Nel momento in cui l'osservazione della patologia specifica si presenta con sufficiente elementi a disposizione ci si può produrre in una diagnosi completa, individuando parallelamente le situazioni specifiche che richiedono analisi più approfondite in materia urodinamica e radiologica. Contemporaneamente al percorso di diagnosi, risulta essere graduale anche l'iter terapeutico. Non è raro che basilari modificazioni nello stile di vita quotidiano e nella dieta liquida e alimentare, o attività terapeutiche quali il bladder retraining, possano rappresentare un utile aiuto allo scopo di debellare il problema. La fase iniziale della terapia è solitamente conservativa, tramite un periodo di riabilitazione o mediante l'assunzione di farmaci. Questo primo momento permette di classificare i soggetti che presentano un disagio momentaneo da quelli che presentano uno stadio più avanzato del problema, e che dovranno sottoporsi a cure chirurgiche. Le possibilità, in quest'ultima direzione, sono diverse, e contemplano trattamenti per una ricostruzione del tessuto. Si tratta di metodologie di intervento non invasivo, e che richiedono l'inserimento di materiali di integrazione. Passando a metodi più specifici, per i casi meno comuni, troviamo metodiche a cielo aperto, che richiedono medici con competenze plurime, ed esperienza pluriennale nell'ambito della chirurgia.  Si tratta in ogni caso di interventi di tipo non invasivo, che non incidono dunque sullo spontaneo svolgimento delle funzioni fisiologiche o sessuali, ma che contribuiscono nel produrre un rigenero dei tessuti della parete pelvica così da consentire il debellamento dei problemi relativi all'incontinenza urinaria, al prolasso genitale, e ai disturbi associati. È stato recentemente rilevato che in Italia sono circa tre milioni le donne che soffrono di queste patologie, e che per motivi attribuibili principalmente al pudore e alla vergogna, non si sottopongono a cure specifiche.